Gonzalez con la maglia del Vicenza. Foto di www.biancorossi.net

González, dal dolore di Vicenza alla rinascita in Paraguay

16 novembre 2007. Allo stadio Manuel Ferreira di Asunción è il sessantesimo della partita tra i padroni di casa dell’Olimpia e i concittadini del Tacuary quando il gioco si ferma e gli ospiti possono effettuare una sostituzione. Viene richiamato in panchina il centravanti in maglia viola numero 29 ed è anche l’istante preciso in cui il pubblico presente allo stadio si alza in piedi e incomincia a battere forte le mani. Non sta uscendo l’idolo di casa nemmeno, il mattatore del match ma un ragazzo di 27 anni che quel giorno tornava in campo dopo quasi due anni di assenza. Ma la storia del suo infortunio non era quella di qualsiasi altro, era una narrazione che andava oltre perché quel numero 29 era Julio Valentín Ferreira González. Un ragazzotto di Asunción alto quasi due metri che non aveva soltanto recuperato da un lungo forzato stop ma ripensato da capo l’intera carriera e in gran parte la vita.

Due anni prima Julio giocava in Italia, era il centravanti del Vicenza dove, dopo un problematico approccio al calcio italiano, si era imposto a suon di gol. All’inizio della stagione 2005-2006 era riuscito a segnare 8 reti in 15 partite arrivando a firmare un precontratto con la Roma; l’alba di un avanzamento di carriera che poteva regalargli i mondiali tedeschi dell’estate successiva. Un’alba che non vedrà la luce la mattina del 22 dicembre 2005. Alle 5 Julio era alla guida della sua BMW X5 lungo la A4, in direzione Venezia; di fianco a lui il compagno di squadra Ruben Grighini che doveva accompagnare a prendere un volo all’aeroporto Marco Polo: destinazione Sudamerica. La corsa della vettura, però, si arrestò sul posteriore di un camion, prima di arrivare a destinazione, dopo una carambola che coinvolse un altro mezzo e ridusse l’auto a un gomitolo di lamiere. Julio vi rimase dentro riportando fratture tremende che lo costrinsero alla terapia intensiva e al coma. Grighini se la cavò con qualche graffio.

Ma quella notte non doveva rimanere tale per sempre, l’attaccante si risvegliò anche se la gioia del riappropriarsi della vita fu accompagnata da una notizia difficile da digerire: la perdita del braccio sinistro. In pratica la fine della carriera. L’attaccante, però, era di un altro avviso: gli era costato molto sacrificio trovare spazio e farsi apprezzare nel Vicenza di Camolese e non era disposto a mollare, proprio ora che era entrato nei cuori dell’esigente tifo biancorosso. Dopotutto aveva perso un braccio, non una gamba, e, fino a prova contraria, a pallone si gioca con i piedi. Si rimise in sesto e inizio ad allenarsi con più verve di prima. Giorno dopo giorno il suo corpo si faceva più prestante, le sue gambe rispondevano e nell’estate del 2006 era pronto a tornare in campo. I mondiali tedeschi erano andati, ma l’attacco del Vicenza era sempre lì, pronto ad accogliere i suoi gol.

La Federcalcio però non era stata scritturata per questo film, le sue regole non si confacevano all’happy end. González non aveva l’idoneità per tornare a giocare in un campionato italiano; il regolamento non prevedeva che un giocatore potesse scendere in campo senza un arto. Titoli di coda e fine. Macché! Il calcio italiano era solo il capitolo 1 di questa storia. Julio decise di salutare l’affetto che gli aveva regalato Vicenza: a meno di trent’anni di mettersi dietro a una scrivania o di sedersi su una panchina non ci pensava proprio. L’aereo verso il Sudamerica questa volta aspettava lui: Asunción, la sua città, era pronta ad abbracciarlo e la maglia viola del Tacuary a restituirgli la dignità di calciatore. Non c’erano regole che potevano mettersi di traverso e stavolta le partite, quelle vero, non sarebbero state soltanto una successione di frame in televisione. Julio tornava a respirare il profumo dell’erba e l’odore acre del sudore degli avversari, a sentire sulle gambe i tacchetti dei difensori, sui piedi il peso del pallone che aumenta in maniera proporzionale agli occhi che su di lui si posano.

Il 16 novembre 2007 quando si presenta in campo al fischio di inizio di Olimpia Asunción-Tacuary, il pallone ha su di lui gli occhi del pubblico del Manuel Ferreira ma idealmente anche quelli dei tifosi del Vicenza. Quel giorno il pallone avrebbe dovuto pesare come un carro armato ma è leggero perché quegli occhi non l’aspettano al varco, sono già lucidi per rivedere in campo Julio Valentín Ferreira González.

González con la maglia del Tacuary.
Foto da: www.elmundo.es
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