Empoli Football Club 1997-98

Il 1997/98 double face di Daniele Baldini

Da macellaio a eroe, la particolare prima stagione in A di Daniele Baldini.

Daniele Baldini era un roccioso difensore centrale, uno di quelli che quasi non esistono più. Grande e grosso, poco dedito al fioretto, piuttosto, abbonato alla sciabola; se ne stava piantonato al centro della difesa francobollato alle schiene degli attaccanti avversari con l’unico compito di sbarrare loro la via della rete. Rimase nelle retrovie tutta la vita, Baldini,  a consumare una carriera tra le fila dell’Empoli; a dar la spinta a un sogno che dalla Serie C era continuato fino alla Serie A. Fino alla stagione d’esordio, a trentatré anni, agli ordini di un alchimista pelato che più toscano non si poteva. Si chiamava Luciano Spalletti ed era l’artefice della scalata empolese. Ma in Serie A i giochi diventevano più complicati; non bastava il gruppo, non era sufficiente la voglia, ci voleva anche il carattere di chi sa che sarebbe stata una battaglia dalla prima all’ultima giornata. Una tempra che non mancava al ruvido Baldini che in mezzo alla difesa non dimostrava timore di fronte ad attaccanti del calibro di Batistuta, Ronaldo e Del Piero.

Il piccolo Empoli faceva una fatica boia, anche se l’inizio di campionato sembrava cullare l’illusione di una stagione tranquilla: 7 punti nelle prime 6 gare non erano un bottino da buttare. Un brusco ridimensionamento però arrivò alla settima giornata quando il Bari di Eugenio Fascetti regolò i toscani a domicilio con un bugiardo 3-2. I galletti, infatti, si erano portati sul tre a zero e solo nel finale i padroni di casa poterono accorciare. Ma fu soprattutto Baldini, che era anche capitano degli azzurrini, il protagonista in negativo della giornata. Fu un suo sciagurato retropassaggio verso il portiere Kocic a provocare il rigore dell’1-0, trasformato da Ingesson, ma soprattutto fu lui, l’autore di un intervento scomposto che provocò al giovane Nicola Ventola la rottura del menisco, del legamento collaterale e del crociato anteriore destro. Le immagini del ginocchio di Ventola schiacciato sotto il peso del corpo di Baldini fecero il giro delle TV, attizzando un’aspra polemica tra Baldini e il padre di Ventola che, convinto della volontarietà dell’intervento, voleva denunciarlo. Non se ne fece nulla anche perché il difensore empolese sembrava dispiaciuto realmente e le bocce si fermarono. Intanto il campionato proseguiva e gli azzurrini erano sempre impegnati in una lotta per la salvezza che si faceva sempre più incerta.

A 180 minuti dalla fine, un trenino che comprendeva Atalanta, Brescia, Vicenza, Piacenza, Bari battagliava con i toscani per non occupare il terzo e quart’ultimo posto: per evitare la B. I ragazzi di Spalletti erano però meglio posizionati e con una vittoria in casa, contro la diretta concorrente Vicenza, potevano brindare alla salvezza con un turno d’anticipo. Un’eventualità che a inizio torneo nessuno sembrava aver preso in considerazione. Così il 10 maggio del 1998 al Castellani più che una semplice partita si giocava una stagione. La partita fu tirata, con i vicentini che, dopo la campagna europea, non ci stavano a rimediare una figuraccia a livello nazionale. I primi a passare in vantaggio furono i veneti con Ambrosetti che alla mezz’ora riuscì a battere Roccati con un fendente imparabile, ma i padroni di casa non si sciolsero e forti dell’uomo in più presero in mano il gioco. Nel secondo tempo, infatti, riuscirono a ribaltare il risultato con Esposito e Bonomi. A tre minuti dal 90° il punteggio era fermo sul 2-1 e l’Empoli sarebbe stato salvo. Ma in un’ultima sortita offensiva i biancorossi trovarono un rigore e il pareggio con il guizzante Schenardi. Sembrava l’atto conclusivo di una partita che avrebbe costretto i toscani a conquistarsi la permanenza in A, sperando in un improbabile risultato positivo contro l’Inter e, soprattutto, nelle sfortune altrui.

C’era ancora un po’ di tempo, però, per gli ultimi assalti al fortino vicentino: il più disperato di questi vede sganciarsi in attacco anche Daniele Baldini. Il centrale difensivo era finito nell’area piccola avversaria, davanti al portiere vicentino Brivio. Il suo piedone destro si fece trovare pronto a spingere in rete un pallone sporco che nessuno dei suoi compagni, pagati per segnare, era riuscito a controllare. Un destro capace di uscire dalla selva di gambe biancorosse e diventare invisibile per il portiere. Un 3-2 non più ribaltabile che valeva per l’Empoli la permanenza in A. Per l’autore del gol, qualche titolo sui giornali nazionali, buono a scacciare il fattaccio con Ventola; dalle parti del Castellani la certezza di essere entrato nel cerchio di giocatori che avevano fatto la storia dell’Empoli.

Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *