Jehad Muntasser con la maglia della Triestina. Foto da http://www.unionetriestina.it/

Muntasser e quell’esordio da sogno con i Gunners

Non sono molti i calciatori libici che in tempi recenti hanno provato un’esperienza in Italia, tra questi il più ricordato è Al Saadi Gheddafi, sbarcato a Perugia nel clamore mediatico nell’estate del 2003. Ma il figlio del Raìs Mu’ammar non è stato l’apri-fila di un rinnovato feeling tra Italia e Libia. Al sua arrivo, infatti, è impegnata già da qualche stagione un’ala prestata alla trequarti che si chiama Jehad Muntasser e che si era già ritagliata un discreto spazio nella Triestina. Con la maglia alabardata Muntasser aveva trovato finalmente la sua dimensione dopo un lungo pellegrinaggio per la penisola che lo aveva portato a indossare le casacche di Empoli, Viterbese, L’Aquila e Catania. Nella trequarti giuliana, in un ruolo disegnato per lui da Ezio Rossi, Muntasser era riuscito a mettere in mostra le sue doti: rapidità di passo, buon palleggio e un’apprezzabile visione di gioco. Qualità che qualche anno prima gli valsero una chiamata inaspettata da una grande d’Inghilterra: l’Arsenal. Un’avventura brevissima ma indimenticabile che ha avuto il suo acme in una serata di Coppa di Lega.

Muntasser con la maglia dell’Arsenal.
Foto da https://www.arsenal.com/historic/players/jehad-muntasser

Il 14 ottobre 1997 al di là della Manica va in scena il terzo turno della Coca-Cola Cup, come allora si chiamava la Coppa di Lega inglese. È il momento in cui entrano in gioco i grandi club di Premier League: Manchester United, Chelsea, Liverpool, Arsenal. E proprio i Gunners di Arsène Wenger pescano l’ostico Birmingham City che ben si sta disimpegnando in First Division. La partita secca va in scena all’Highbury che per l’occasione viene riempito da oltre 25.000 spettatori che non sembrano curarsi troppo dell’ampio turnover messo in atto dal tecnico francese, ma che scoprono presto che la partita non sarebbe stata una passeggiata. Sono infatti gli ospiti a passare in vantaggio con una rete al 20° di Tony Hey che viene pareggiata soltanto al 62° da Luís Boa Morte con una realizzazione che porta i londinesi ai supplementari. Qui i Gunners dilagano con David Platt, ancora Boa Morte e Alberto Méndez. Dopo i brividi dei 90 minuti regolamentari la missione è compiuta e negli ultimi minuti Wenger può concedere il meritato applauso all’eroe di giornata Boa Morte. Manca soltanto un minuto allo fine della partita: per il portoghese il tempo per ricevere gli applausi del pubblico e lasciare il posto a un ragazzino che fino a quella sera si era visto soltanto con la squadra delle riserve.

Ha il fisico minuto di chi deve ancora crescere e un nome che porta a una terra lontana che con il calcio ha poco a che fare, si chiama Jehad Muntasser ed è nato a Tripoli il 26 luglio di diciannove anni prima. Sono pochi i secondi a disposizione, insufficienti per farsi notare ma abbastanza per entrare nella storia del calcio inglese. Con quella sua entrata in campo Muntasser diventa, infatti, il primo calciatore arabo a scendere in campo nell’era della Premier League. Un evento che gli regala la ribalta soprattutto nel suo paese natale che aveva lasciato da bambino per seguire il padre trasferitosi in Italia per lavoro e dove aveva iniziato a dare i primi calcio al pallone. Nel Belpaese, infatti, il piccolo Muntasser si era fatto strada entrando nel vivaio dell’Atalanta per poi prendere confidenza con il calcio professionistico giocando con la Pro Sesto in C2. È in questo periodo che Liam Brady, ex giocatore di Inter e Juventus, capo dell’academy dell’Arsenal nota il giovane libico e decide di portarlo in Inghilterra. È l’estate 1997, l’inizio del sogno british di Muntasser: la squadra riserve dell’Arsenal e gli allenamenti con Bergkamp, Vieira e Overmars. L’apparizione lampo in Coppa di Lega a quel punto è il premio più bello, prima di tornare dietro la linee a crescere con calma.

L’esordio Muntasser con la maglia dell’Arsenal.

Tuttavia la stagione successiva Muntasser viene ceduto al Bristol: è un trasferimento a titolo definitivo, significa che per lui non c’è possibilità all’Arsenal ma può esserci futuro in Inghilterra. Nella West Country però le cose non andranno molto diversamente da Londra e il campo per il ragazzo di Tripoli rimane un miraggio. Così, dopo una sola stagione, Muntasser ha di un nuovo un biglietto d’aereo in mano. Questa volta vi è impresso il tragitto inverso rispetto a quello dell’estate di due anni prima. C’è di nuovo l’Italia nel suo futuro, il paese che è diventato la sua seconda casa e ora è pronto ad accoglierlo nuovamente.

A 21 anni la sua vita calcistica riparte da Empoli, ma più che una ripartenza è un transito che lo porta a Viterbo, in serie C1, dove raggranella le prime presenze tra i professionisti italiani. Il resto della storia è noto: la prima rete in carriera con il Catania in un derby con il Messina finito 4-0 per i rosso-azzurri. Ma anche la prima storica partita internazionale dell’Aquila organizzata, anche grazie alla presenza di Muntasser, contro l’Al-Ittihad di Al Saadi Gheddafi e giocata a Tripoli.

Jehan Muntasser con Al Saadi Gheddafi, prima dell’amichevole tra L’Aquila Calcio e l’Al-Ittihad nel 2001.
Foto da http://www.abruzzoweb.it/.

E poi il debutto in Serie B con la Triestina, prima dell’approdo in A con la maglia del Treviso nella sfortunata stagione 2005-2006 e i primi minuti giocati nel Massimo Campionato nostrano. Ne passano 28 dopo che il tecnico trevigiano Ezio Rossi lo manda nella mischia al posto di André Pinga durante Treviso-Inter del 28 agosto 2005. La prima stagione in A per il Treviso si conclude con un retrocessione mai in discussione e con solo altre tre presenze per Muntasser.

Il libico tuttavia rimane in rosa anche per l’annata successiva dove giocherà con maggiore continuità fino a dicembre quando a sorpresa rescinderà il contratto con il club della Marca. Alla base della scelta pare ci sia il venir di un’accorda tra il Treviso e alcuni sponsor libici. Dopo una vita passata nei campi italiani Muntasser decide quindi di tornare più “vicino” a casa: si accorda con i qatarioti dell’Al-Wakrah dove gioca per una stagione prima di terminare la carriera con la maglia dell’Al-Ittihad di Tripoli. È il 2008 e la guerra che nel 2011 avrebbe decretato la fine di Gheddafi e l’inizio della devastazione del paese è soltanto un incubo che nessuno libico immaginava.

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